Fusion est & ovest

In un recente viaggio a Milano, a pochi minuti  a piedi da via Monte Napoleone, precisamente in Via Andegari, al civico 9, mi sono imbattuto nel primo Mandarin hotel italiano. Ne avevo sentito parlare, ma vederlo dal vivo, fa decisamente un’ altro effetto. Feng Shui e rito del tè si sposano con marmi, legno e corti interne ispirati ad una dimora nobiliare lombarda. Ho raccolto alcune informazioni, che di seguito vi racconto.

Centoquattro stanze, di cui 31 suite. Novemila metri quadri di legni pregiati per boiserie e parquet. Quasi 200 membri dello staff per garantire un servizio personalizzato 24 ore su 24. E poi: una spa, due corti interne, e soprattutto 9400 metri quadrati di marmo e pietra lavica. Sono questi i numeri salienti del Mandarin Oriental di Milano, il primo hotel del gruppo nato a Hong Kong ad aprire in Italia. E’ proprio il marmo a fare da fil rouge che lega i diversi ambienti

Marmo grigio nei bagni delle stanze; a spicchi bianchi e neri nel bar bistrot; verde scuro nel ristorante; azzurro polvere (l’unico arrivato dal Brasile e non dalle cave italiane) nella suite presidenziale. I lavori sono durati otto anni. Il tempo necessario per trasformare e unire quattro palazzi storici in un antica struttura progettata dallo studio Antonio Citterio Patricia Viel Interiors, gli stessi che hanno progettato la Technogym di Cesena nel 2012.  Gli architetti si sono ispirati alle antiche dimore del capoluogo lombardo. Ecco quindi che le suites si trovano in basso, in quello che era il piano nobile, con i soffitti più alti. L’ingresso è senza barriere, in modo che i banchi della reception non ostruiscano il passaggio e gli ospiti abbiano l’impressione di entrare in una casa privata. Gli spazi della hall (dominata da un camino modernissimo) sono caratterizzati da vari salottini ognuno di un colore diverso dall’altro: trucco che un tempo si usava per distinguere tra loro gli ambienti di un appartamento. Il tocco domestico è stato inserito anche nelle stanze: le testate del letto e del divano sono speculari, così da accogliere i turisti in un simbolico abbraccio. Mentre l’impronta orientale si coglie nei dettagli, come le maniglie delle porte che ricordano un gong. In ogni camera si trova un a dock station, che per i meno avvezzi alla tecnologia è una specie di caricabatterie evoluto, per computer, smartphone e tablet. Dotazione necessaria per gli uomini d’affari, ma non solo: l’obiettivo del gruppo è promuovere, anche dopo l’Expo, la città come meta artistico-culturale. Sia per le sue bellezze, sia per la vicinanza al lago di Como e alle piste da sci. Dopo le gite, ci si rilassa nella spa ispirata ai principi cinesi del Feng Shui, con piscina coperta, area relax, fiteness center e, unica in Europa, i prodotti della Clinica Ivo Pitanguy, il padre della chirurgia estetica. Al Mandarin Bar, nuovo must per il tè delle cinque è l’aperitivo con i cocktail creati ad hoc dal barman Mattia Pastori, quotatissimo bartender italiano ed internazionale, o al ristorante Seta dello chef Antonio Guida, due stelle Michelin conquistate quando era al timone del ristorante “Il Pellicano” di Porto Ercole (Gr). Entrambi i locali hanno un ingressso indipendente in via Monte di Pietà 16/18, e la propria corte interna in cui mangiare all’aperto al riparo dalla confusione della metropoli.